Diretto e scritto da Emanuela Zuccalà

Fotografie di Simona Ghizzoni

Video di Emanuela Zuccalà Simona Ghizzoni 

Cura di Renata Ferri 

Un progetto di Zona

 

Una stanza qualunque, o la capanna buia d’un villaggio. Basta una lametta acquistata al mercato, un coltello affilato o solo un vetro rotto. A volte ago e filo, oppure le spine di un rovo selvatico. Le donne di casa tengono ferma la bambina, mentre un’estranea viene pagata per infliggerle un dolore che non dimenticherà mai.

Per 200 milioni di donne al mondo, il passaggio dall’infanzia all’età adulta è marchiato con il sangue di una mutilazione genitale (MGF). Dalla recisione del clitoride al raschiamento delle piccole labbra, fino alla rimozione di tutti i genitali esterni e a una stretta cucitura che lascia solo un piccolo foro per il flusso mestruale e le urine, da lacerare la prima notte di nozze. È un rito ineluttabile, in certe società, che “purifica” le donne dalla loro stessa femminilità, le sottomette nella sofferenza rendendole vergini a vita, refrattarie al piacere sessuale e dunque – questo è, in genere, il sillogismo – mogli fedeli.

Una pratica tradizionale, totalmente slegata – contrariamente a quanto spesso si crede – da qualsiasi religione, che significa subalternità femminile, matrimonio precoce, abbandono scolastico delle ragazze ed esclusione delle donne dalla vita sociale ed economica, in un circolo vizioso di sottosviluppo.

Uncut è un documentario, una mostra e un webdoc che indaga in profondità il tema delle mutilazioni genitali femminili, raccontando come in tre Paesi africani – Somaliland, Kenya e Etiopia  – le donne si siano coalizzate per dire basta a questa pratica crudele, talvolta pagando a caro prezzo il coraggio di alzare la testa nelle loro società profondamente patriarcali. È una storia corale che restituisce testimonianze di dolore, di faticose battaglie per i diritti femminili e, in molti casi, di successo ed emancipazione.

Uncut è stato realizzato grazie all’Innovation in Development Reporting Grant Program dello European Journalism Centre e della Bill & Melinda Gates Foundation,  con il supporto di ActionAid Italia e No Peace Without Justice.

Media partner: Io donna, Corriere della Sera, Worldcrunch, El Paìs.

Regia Emanuela Zuccalá  Simona Ghizzoni

Sceneggiatura Emanuela Zuccalá

Fotografia Simona Ghizzoni

Montaggio Aline Hervé

Montaggio audio e sound design Simone Leitempergher

Postproduzione video e color grading  Nicola Romano per Map Studio

Produzione Zona

Durata 20’

Italia 2018

FESTIVAL & PREMI

Genova Film Festival (Italia), 2016 Miglior documentario

Visioni dal Mondo Film Festival, Milano (Italia), 2016 Menzione speciale della giuria, Menzione speciale della giuria giovani

L’Anello Debole, Capodarco di Fermo, (Italia) 2017 Premio speciale della Giuria di qualità - Sezione "Cortometraggi della realtà

Festival Internacional de Cine y Derechos humanos, Valencia (Spagna), 2017

Visioni Italiane Film Festival, Bologna (Italia), 2017

Migrant Film Festival, Lubjana (Slovenia), 2017

Cronograf Festival, Chisinau (Moldavia), 2017

XIII Human Rights Film Festival, Barcelona (Spagna), 2017